C'è vita oltre i dazi: export e import cinese in volo a settembre
La Cina ha sorpreso ancora. A settembre, le esportazioni cinesi sono cresciute dell’8,3% su base annua, più del doppio rispetto ad agosto. Lo ha confermato l’Amministrazione generale delle dogane. Nei primi nove mesi dell’anno, l’export ha raggiunto i 2.780 miliardi di dollari, con un incremento del 6,1%, superiore al 2024.
Si tratta di un risultato che pochi analisti avevano previsto, considerando la persistente guerra commerciale con Washington e le nuove misure restrittive statunitensi. Ma Pechino ha reagito con una strategia che combina diversificazione dei mercati e consolidamento delle proprie filiere industriali.
A settembre le esportazioni verso gli Stati Uniti sono diminuite del 27%, mentre quelle verso l’Unione Europea, l’ASEAN, l’Africa e l’America Latina sono aumentate rispettivamente del 14%, 16%, 57% e 15%. Secondo Global Times, questa “ricomposizione geografica” segna la maturità del modello cinese, oggi fondato su una rete di partner diversificata e su prodotti a più alto valore tecnologico.
Importazioni in ripresa: un segnale inatteso
La sorpresa maggiore riguarda però le importazioni, aumentate del 7,4% su base annua, il dato più alto degli ultimi diciassette mesi. Per Economic Daily, il rialzo indica una maggiore attività produttiva e un lento risveglio della domanda interna. Ferro, rame e prodotti agricoli guidano la crescita, insieme a semiconduttori e tecnologie aerospaziali.
Il surplus commerciale, ridotto a 90,5 miliardi di dollari, è stato letto da Xinhua come “un segnale di equilibrio”, in cui l’aumento delle importazioni riflette un’economia più dinamica e meno dipendente dagli squilibri esterni.
La strategia di Pechino
Tra le categorie più forti dell’export figurano navi (+42%), semiconduttori (+33%) e automobili (+11%), mentre i settori tradizionali legati al mercato statunitense — abbigliamento, calzature e giocattoli — rallentano. È il segno di un’economia che sale di gamma e che sposta il proprio vantaggio competitivo dalla quantità alla qualità.
Nonostante i nuovi dazi e i controlli americani, China Securities Journal sottolinea che le imprese cinesi hanno reagito “rafforzando l’autosufficienza tecnologica e l’espansione verso i Paesi emergenti”. Gli Stati Uniti, che nel 2017 rappresentavano quasi un quinto delle esportazioni cinesi, oggi contano poco più dell’11%.
Comprendere l'evoluzione
La tenuta del commercio cinese non basta a dissolvere le frizioni con Washington. Gli Stati Uniti hanno inasprito le restrizioni su tecnologie e logistica, mentre Pechino ha reagito con contromisure calibrate. Ma, come osserva il Global Times, nessuna delle due potenze sembra avere interesse a riaccendere una guerra commerciale.
Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, il segnale è duplice. La Cina resta un attore economico di straordinaria resilienza, ma la sua traiettoria si orienta verso l’autonomia tecnologica e la stabilità delle proprie filiere. Comprendere questa transizione non è solo un esercizio economico: è una condizione necessaria per non restare ai margini.