La via cinese alla finanza che i media occidentali non colgono

Ancora una volta non è mancata l'occasione in cui alcuni media occidentali hanno travisato un articolo di Xi Jinping pubblicato sulla rivista Qiushi, dedicato alla costruzione della Cina come potenza finanziaria.

La via cinese alla finanza che i media occidentali non colgono

Non è una novità. Ancora una volta non è mancata l'occasione in cui alcuni media occidentali hanno travisato un articolo di Xi Jinping pubblicato sulla rivista Qiushi, dedicato alla costruzione della Cina come potenza finanziaria. Una lettura che ricalca un framing polarizzante e manicheo, che presenta il testo cinese come una strategia per internazionalizzare lo yuan in qualità di valuta di riserva globale per scalzare il dollaro. Peccato che questa lettura trascuri la visione complessiva e la portata politica ed economica delineata dal presidente cinese.

L'articolo è un estratto di un discorso di Xi Jinping tenuto il 16 gennaio 2024 durante un seminario con i principali dirigenti provinciali e ministeriali dedicato allo sviluppo finanziario. Si tratta di un articolo che pone domande centrali e interessanti, una riflessione che tocca anche tutti noi. Il presidente cinese precisa che lo sviluppo finanziario non deve "allontanarsi dall'economia reale per orientarsi verso l'economia speculativa" (脱实向虚), al fine di evitare i rischi di una eccessiva finanziarizzazione. La finanza, ha sottolineato, è una "questione di Stato" fondamentale per la modernizzazione in stile cinese, spiegando come la storia abbia dimostrato l'importanza dello sviluppo finanziario: le grandi potenze, dai Paesi Bassi del XVII secolo al Regno Unito dell'Ottocento fino agli Stati Uniti del Novecento, hanno consolidato la propria influenza grazie a sistemi finanziari solidi. Forza economica e stabilità finanziaria sono interconnesse.

La Cina, seconda economia mondiale, possiede oggi le carte in regola per aspirare a un ruolo di leadership globale, ma deve trasformare i propri vantaggi quantitativi in qualità, efficienza e capacità di guidare le regole internazionali. Xi Jinping ha ricordato che la finanza moderna è una "spada a doppio taglio": se da un lato può stimolare l’economia, dall’altro ne può amplificare i rischi, come la crisi globale del 2008 ha dimostrato. La sicurezza finanziaria diventa così una priorità strategica, che esige un approccio volto a bilanciare sviluppo e stabilità.

In maniera molto lucida e diretta, il presidente cinese ha evidenziato che tra i rischi c'è quello di ripetere il problema occidentale dove "oligarchi finanziari condizionano le politiche pubbliche", spingendo il sistema finanziario a privilegiare il profitto a discapito dell'economia reale. Xi Jinping precisa che la leadership del Partito può essere uno strumento chiave per superare questo dilemma.

Una vera potenza finanziaria richiede, secondo il presidente cinese, una valuta forte, una banca centrale efficiente, istituzioni solide, centri finanziari internazionali, regolamentazioni robuste e talenti qualificati. Xi Jinping ha indicato i requisiti fondamentali: capacità di gestione della politica monetaria, controllo prudenziale, prevenzione dei rischi sistemici e quadro legale solido. Inoltre, ha delineato anche una visione strategica più ampia: uno yuan con ruolo di "valuta di riserva globale" (全球储备货币), attrattivo per gli investitori internazionali e capace di influenzare le regole finanziarie mondiali. Credo sia importante notare questo punto: non si tratta necessariamente di sostituire il dollaro, ma di creare un contrappeso strategico che limiti la leva finanziaria statunitense e rafforzi la sicurezza interna cinese. Non c'è alcuna battaglia per sostituire la valuta statunitense, come indicato dai media occidentali, bensì la ricerca di garanzie di stabilità.

Xi Jinping riconosce però che le dimensioni del sistema finanziario cinese, "grande ma non forte" (大而不强), non si sono ancora tradotte in efficienza operativa, influenza globale e capacità di definire regole internazionali. La storia finanziaria cinese, dalla fondazione della Banca dello Stato a Ruijin fino all'integrazione globale, dimostra che l'adattamento al contesto nazionale garantisce stabilità e sviluppo. Su questa base il Partito Comunista Cinese ha deciso di tracciare un percorso originale: il "sistema finanziario moderno con caratteristiche cinesi" (中国特色现代金融体系), che ruota attorno a sei elementi strutturali che la Cina deve costruire e un insieme di cinque valori etici, che sono l'essenza del sistema. Lo sviluppo finanziario è bilanciato da questi elementi atti a proteggere il sistema dalle instabilità, sia esterne che interne. 

Per costruire una finanza moderna e solida, Xi Jinping individua sei pilastri: regolamentazione stabile, mercato strutturato, istituzioni coordinate, supervisione efficace, prodotti diversificati e infrastrutture autonome. L'innovazione è incoraggiata, ma sempre nel quadro del rispetto di regole rigorose per prevenire abusi e comportamenti rischiosi. La cultura finanziaria cinese, basata su onestà, etica, prudenza, innovazione nel quadro dell'economia reale e rispetto delle leggi, mira a garantire fiducia e sostenibilità. Grazie a questo quadro si mira a costruire un sistema affidabile. 

Un principio chiave del modello cinese è servire l'economia reale: la finanza deve supportare l'innovazione tecnologica, lo sviluppo verde e i settori strategici, evitando speculazioni improduttive. Superare le attuali lacune in termini di efficienza, ruolo globale e influenza normativa è essenziale affinché la Cina si affermi come attore finanziario di riferimento a livello mondiale. In questo quadro va letto il discorso del presidente cinese, dove non c'è traccia di dichiarazioni volte a superare il sistema del dollaro, ma piuttosto la volontà di realizzare un sistema finanziario moderno che superi le patologie di quello occidentale, in cui lo yuan come valuta di riserva diventa conseguenza di un sistema affidabile. Il percorso delineato da Xi Jinping punta pertanto a trasformare la solidità economica del Paese in una leadership finanziaria consapevole, sicura e sostenibile, capace di contribuire alla modernizzazione in stile cinese, alla propria stabilità e a quella internazionale. La forza del discorso del presidente cinese risiede nel quadro di ragionamento, dove l’aspetto cruciale sta nelle domande poste: a cosa e a chi serve lo sviluppo di un sistema finanziario. Quando Xi Jinping parla di economia reale o di approcci incentrati sul popolo, propone riflessioni che vanno oltre il discorso mediatico occidentale, ponendo domande radicali. Un elemento che fa ritornare alla mente la riflessione di un giovane Karl Marx, secondo cui essere radicali significa afferrare la cosa alla radice, e la radice è l’uomo stesso. Nulla di astratto o metafisico, ma qualcosa di concreto, umano, storico e materiale. Così, Xi Jinping rivolge la stessa domanda a tutti noi: "al servizio di chi sta la finanza?".