Il Kuomitang torna a Pechino: Cheng Li-wun e la via del dialogo

Una delegazione del Kuomintang (KMT), guidata dalla sua presidente Cheng Li-wun, è arrivata a Shanghai martedì 7 aprile su invito di Xi Jinping.

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Il Kuomitang torna a Pechino: Cheng Li-wun e la via del dialogo
Arrivo all'Aeroporto Internazionale di Shanghai Hongqiao della leader del Kuomintang Cheng Li-wun per la visita in Cina.

Una delegazione del Kuomintang (KMT), guidata dalla sua presidente Cheng Li-wun, è arrivata a Shanghai martedì 7 aprile su invito di Xi Jinping. La delegazione, composta da circa trenta persone, visiterà la provincia di Jiangsu, Shanghai e Pechino fino a domenica 12 aprile, dove incontrerà i vertici del Partito Comunista Cinese. È la prima volta in un decennio che un presidente in carica del KMT mette piede nella Cina continentale, un vuoto che racconta molto degli anni dell'amministrazione del Partito Democratico Progressista (DPP)  e del gelo che ne è seguito.

La visita avviene su una base politica precisa: l'adesione al Consenso del 1992 e l'opposizione all'indipendenza di Taiwan. Sono questi i due principi che Cheng ha indicato come fondamento del viaggio sin dall'annuncio dell'invito. Prima della partenza da Taipei, Cheng ha dichiarato che lo scopo della visita è dimostrare al mondo che le due sponde dello Stretto sono in grado di risolvere le proprie divergenze attraverso il dialogo, senza ricorrere alla forza.

Un messaggio ribadito anche durante il banchetto di benvenuto a Nanchino:

"Le due sponde dello Stretto di Taiwan non sono destinate, come alcuni nella comunità internazionale temono, alla guerra. Insieme dimostreremo che entrambe le parti hanno la capacità, la determinazione e la saggezza per risolvere pacificamente tutte le questioni e per contribuire alla sicurezza e alla stabilità regionale. Nell'attuale turbolento contesto globale, l'importanza di questo viaggio per la pace è ancora più profonda".

Chi è Cheng Li-wun?

Facciamo un passo indietro per comprendere come siamo arrivati a questi giorni. Cheng Li-wun è stata eletta alla presidenza del KMT il 18 ottobre 2025, assumendo ufficialmente la carica il 1° novembre. La sua è una traiettoria politica insolita: da giovane militava nel movimento studentesco degli anni Novanta ed era iscritta al Partito Democratico Progressista (DPP). Nel tempo ha maturato una linea incentrata sul dialogo con Pechino e sul rifiuto dell'indipendenza formale di Taiwan, che definisce senza mezzi termini "un vicolo cieco". Entra nel KMT nel 2005, lo stesso anno in cui accompagna l'allora presidente del partito Lien Chan nella Cina continentale, in qualità di portavoce della delegazione. Vent'anni dopo, guida lei quella delegazione.

Il Consenso del 1992

L'opinione pubblica occidentale tende a immaginare Cina e Taiwan come mondi ermeticamente contrapposti, senza canali di comunicazione. Non è così. Anzi. Le relazioni tra le due sponde hanno una base politica condivisa: il Consenso del 1992, il quadro in base al quale entrambe le parti riconoscono il principio di "una sola Cina", pur lasciando a ciascuna parte la facoltà di interpretarlo secondo la propria visione. Un compromesso pragmatico che mette da parte le divergenze per costruire una base comune nei negoziati. Per il PCC è la condizione minima per qualsiasi dialogo con le forze politiche taiwanesi, per il KMT è stata la base su cui si è costruita un'intera stagione di scambi durante gli otto anni di presidenza Ma Ying-jeou (2008–2016). Con l'arrivo del DPP al potere, quella stagione si è chiusa bruscamente: la retorica indipendentista e le scelte del partito hanno prodotto una frattura che dura ancora oggi.

Il significato di "una sola Cina" per la diplomazia cinese

Al centro del Consenso del 1992 c'è il principio di "una sola Cina", uno dei fondamenti dei rapporti internazionali con Pechino. Per capire cosa significhi davvero nella diplomazia cinese, occorre necessariamente fare un passo indietro.

La storia di Taiwan come parte della Cina affonda le radici in epoca antica. Le prime descrizioni scritte dell'isola risalgono al 230 d.C., quando lo scrittore Shen Ying del regno di Wu la menzionò in un testo geografico. Con le dinastie Song e Yuan il governo imperiale cominciò a esercitare una giurisdizione formale sul territorio, e nel 1885 i Qing la elevarono ufficialmente a provincia autonoma. Il Novecento spezzò questa continuità. Per cinquant'anni Taiwan fu colonia giapponese, esperienza che lasciò cicatrici profonde sia sull'isola che sul continente. Con la sconfitta del Giappone nel 1945, la Dichiarazione del Cairo (1943) e la Proclamazione di Potsdam (1945) sancirono formalmente il ritorno di Taiwan sotto sovranità cinese.

Poi arrivò la guerra civile tra il Partito Comunista Cinese e il Kuomintang. Con la vittoria comunista, il 1° ottobre 1949 Mao proclamò la Repubblica Popolare Cinese, successore legittimo dello Stato cinese, con tutto ciò che questo implica in termini di sovranità territoriale, Taiwan inclusa. Il governo nazionalista sconfitto si rifugiò sull'isola, creando quella frattura tra le due sponde dello Stretto che dura ancora oggi. È in questo senso che Pechino definisce Taiwan "un affare interno": non una questione internazionale aperta, ma una partita irrisolta della guerra civile cinese.

Sul piano multilaterale, il nodo si chiuse formalmente nel 1971, quando l'Assemblea Generale dell'ONU approvò la Risoluzione 2758, estromettendo i rappresentanti del Kuomitang e riconoscendo la Repubblica Popolare Cinese come unica rappresentante legittima della Cina. La quasi totalità degli Stati del mondo riconosce oggi esclusivamente la Repubblica Popolare Cinese, nella sua integrità territoriale, come unica entità statuale della Cina.

Conclusione

La visita di Cheng Li-wun non è una mossa simbolica. È un tentativo concreto di riaprire un canale che si è chiuso dieci anni fa, in un momento in cui le tensioni nello Stretto si intrecciano con una crisi globale degli equilibri geopolitici. Da Lien Chan nel 2005 a Ma Ying-jeou fino a oggi, il filo è sempre stato lo stesso: la convinzione che la pace nello Stretto non sia un dato acquisito, ma qualcosa che si costruisce, negoziato dopo negoziato. Cheng è andata a Pechino per tenere quel filo in mano.

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