Il lavoro prima dell'automazione: le linee guida del Consiglio di Stato sull'intelligenza artificiale

Un documento in diciotto punti chiede di dosare l’IA nei settori ad alta intensità di manodopera, di valutarne l’impatto sull’occupazione già nella fase di esame dei progetti e di proteggere chi lavora dagli abusi degli algoritmi.

Condividi
Il lavoro prima dell'automazione: le linee guida del Consiglio di Stato sull'intelligenza artificiale

Nei settori in cui lavora più gente l'intelligenza artificiale dovrà entrare con cautela, decidendo fin dove spingerla e con quale ritmo, in modo da ridurre il più possibile le ricadute su chi vi è impiegato. L'indicazione si trova nelle linee guida su IA e occupazione che l'Ufficio generale del Consiglio di Stato ha reso pubbliche il 23 ottobre, un testo in diciotto punti che si apre, come accade spesso nei documenti del governo cinese dedicati al lavoro, ricordando che l'occupazione è «la più basilare» delle questioni che toccano la vita della popolazione. 

Che il tema sia arrivato fino al governo centrale non sorprende, se si considera la velocità con cui l'intelligenza artificiale si sta diffondendo nell'economia del paese. Secondo i dati ufficiali riportati da Xinhua, nel 2025 il settore centrale dell'IA valeva oltre 1.200 miliardi di yuan e contava più di 6.200 imprese, mentre alla fine dello stesso anno più del 30% delle aziende manifatturiere di una certa dimensione, quelle con almeno 20 milioni di yuan di fatturato, aveva già adottato qualche applicazione di questo tipo. Il rapporto tra intelligenza artificiale e lavoro, peraltro, figurava già tra i compiti del piano quinquennale dedicato alla strategia per l’occupazione.

Il ritmo dell'automazione

La prudenza chiesta per i settori ad alta intensità di manodopera si accompagna all'indicazione di introdurre la tecnologia anzitutto nei lavori in cui il personale scarseggia o che espongono a rischi per la salute, dove l'IA può migliorare la sicurezza e le condizioni di lavoro. Alle imprese il documento chiede inoltre di sperimentare un «periodo cuscinetto» per i lavoratori interessati, avvisandoli per tempo quando l'intelligenza artificiale viene introdotta su larga scala e accompagnandoli verso altre mansioni

Più stringente è la parte che riguarda la valutazione del rischio occupazionale. I progetti di intelligenza artificiale che ricadono nei settori soggetti alle regole di accesso al mercato, e che potrebbero avere un forte impatto sull'occupazione, saranno infatti esaminati anche sotto questo profilo già durante la fase di valutazione, e alle amministrazioni competenti spetterà organizzare il sostegno per chi dovrà cambiare lavoro, mentre per gli altri progetti la valutazione si farà a seconda dei casi. Nello stesso tempo il rischio legato all'IA viene ricondotto dentro i meccanismi che già esistono per prevenire la disoccupazione su larga scala, con modelli di monitoraggio costruiti per regione e per settore, un'indagine dedicata e una rete di centri di ricerca appoggiati a università e istituti di ricerca.

Dove nasceranno i nuovi posti

Una parte consistente del documento riguarda la creazione di lavoro, che il governo affida anzitutto al programma «IA plus». Le regioni orientali vi sono chiamate a ospitare il cuore dell'industria, mentre a quelle centrali e occidentali toccherebbe attrarre, ciascuna secondo le proprie condizioni, attività collegate come l'etichettatura dei dati o la produzione di dispositivi intelligenti. Alle piccole e medie imprese vengono promessi servizi pubblici per la digitalizzazione, soluzioni a basso costo e un accesso paritario a dati e algoritmi, così da abbassare la soglia oltre la quale l'IA diventa alla loro portata. Accanto a questo il testo chiede di accelerare la definizione di nuove professioni e di ampliare la domanda di quelle già riconosciute, come il tecnico di ingegneria dell'intelligenza artificiale o l'addestratore di IA, e prevede un piano di formazione rivolto soprattutto ai giovani laureati, ai lavoratori migranti e ai disoccupati, mentre alle università e alle scuole professionali si chiede di aggiornare l'offerta didattica e di moltiplicare i percorsi brevi di specializzazione sull'IA. Che la domanda esista già lo indica un dato della piattaforma di reclutamento Maimai, citato da Xinhua, secondo cui tra gennaio e luglio gli annunci per posizioni legate all'IA sono cresciuti del 789% rispetto all'anno precedente.

Tutele e redditi

Sul versante dei diritti il governo chiede di regolare l'uso dell'intelligenza artificiale nella gestione del personale e di intervenire contro gli abusi degli algoritmi, quando producono discriminazioni nelle assunzioni, annunci di lavoro falsi o violazioni della privacy e del diritto al riposo. Per chi lavora con contratti flessibili o attraverso le piattaforme si punta a favorire l'iscrizione al sistema pensionistico di base dei lavoratori urbani e ad allargare la sperimentazione dell'assicurazione contro gli infortuni, mentre a chi perde il posto per effetto dell'automazione sono promessi orientamento, formazione e proposte di lavoro, oltre all'indennità di disoccupazione, pagata a chi è assicurato «nei tempi e per intero». Alle imprese, infine, il testo chiede sistemi retributivi adatti alle nuove professioni, e indica come obiettivo quello di usare i frutti dello sviluppo dell'IA per garantire il lavoro e migliorare le condizioni di vita.

Il dibattito tra gli economisti

Il documento arriva in un momento in cui la discussione tra economisti e studiosi cinesi è già piuttosto vivace, come mostra una rassegna del quotidiano economico Yicai. Intervenendo a un forum organizzato da China News Service, Wang Song, docente del dipartimento di economia della Scuola centrale del Partito, ha richiamato quella che possiamo chiamare «pausa di Engels», l'espressione con cui gli storici dell'economia indicano quella fase della prima industrializzazione britannica in cui la produttività cresceva mentre i salari restavano fermi. A suo giudizio si tratta di un fenomeno tipico dei periodi di trasformazione tecnologica, che ha origine nei rapporti di produzione formatisi intorno all'applicazione della tecnologia più che nella tecnologia in sé, e ha proposto inoltre di condividere i benefici del progresso tecnico e di costruire relazioni di lavoro armoniose.

Al Bund Summit di Shanghai, Cai Fang, membro dell'Accademia cinese delle scienze sociali, ha osservato che l'impatto dell'IA sull'occupazione resta molto incerto e che le basi istituzionali e politiche andrebbero poste prima che le conseguenze si facciano sentire. Su una linea simile si è espresso Wei Qijia, ricercatore del Centro nazionale d'informazione della Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma, che ha invitato a tenere distinte le tendenze di lungo periodo dalle difficoltà della transizione, senza ingigantire gli effetti dell'intelligenza artificiale né sottovalutarli, e a regolare quelle sostituzioni di lavoratori da cui la società non ricava alcun vantaggio.

Trattandosi di un parere, lo strumento con cui il Consiglio di Stato orienta l'azione di ministeri e governi locali, molto dipenderà dal modo in cui governi locali e dipartimenti, coordinati dalle amministrazioni del lavoro e della pianificazione, lo tradurranno in misure concrete. Diverse indicazioni rivolte alle imprese restano per ora sul piano dell'incoraggiamento, mentre la valutazione del rischio occupazionale nei progetti dei settori ad accesso regolato e l'inclusione dell'IA nei meccanismi contro la disoccupazione su larga scala agiscono su strumenti che l'amministrazione ha già nelle proprie mani.